-
Nome
-
Angelo Signorelli
-
Breve storia
-
Angelo Signorelli fu arrestato a Monza l’11 marzo 1944 nella sua abitazione per attività antifascista. Dopo la detenzione alla caserma dei Carabinieri di Monza, al carcere di San Vittore a Milano e in una caserma di Bergamo, venne deportato nei campi di Mauthausen e Gusen. Sopravvisse alla deportazione e fu liberato il 5 maggio 1945, tornando in Italia segnato ma vivo, testimone della violenza e del coraggio di quegli anni.
-
Descrizione
-
Angelo Signorelli nacque nei primi anni del Novecento, in una famiglia operaia della Brianza. Uomo riservato ma determinato, lavorava come artigiano a Monza. Dopo l’8 settembre 1943, come molti italiani, si trovò davanti a una scelta difficile: restare spettatore o opporsi al nuovo regime nazifascista.
Angelo decise di aiutare alcuni conoscenti della Resistenza, fornendo rifugio temporaneo e piccoli aiuti logistici. Non era un combattente armato, ma un uomo comune che cercava di fare la cosa giusta.
L’11 marzo 1944, all’alba, la sua casa a Monza fu circondata da militi fascisti e carabinieri. Qualcuno, forse per paura o in cambio di qualcosa, lo aveva denunciato. Arrestato davanti alla moglie e ai figli, fu condotto prima alla caserma dei Carabinieri di Monza, dove venne interrogato duramente.
Dopo alcuni giorni fu trasferito al carcere di San Vittore a Milano, luogo di passaggio di centinaia di prigionieri politici in attesa della deportazione. Lì conobbe altri antifascisti, sacerdoti e semplici cittadini accusati di collaborare con i partigiani. A fine marzo fu inviato in una caserma di Bergamo, dove venne aggregato a un convoglio di deportati destinati in Germania.